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Fede e/o ragione

Benedetto XVI trova la chiave per rilanciare Giovanni XXIII

Papi molti diversi, ma Benedetto XVI ha trovato la chiave giusta per rlanciare, 50 anni dopo, la grande enciclica giovannea, "Pacem in Terris".

Riccardo Cristiano
lunedì 30 aprile 2012 19:13

Sono cominciate in Vaticano le celebrazioni di un cinquantenario importantissimo, quello dell'enciclica di Giovanni XXIII "Pacem in Terris". Erano giorni terribili quei giorni del maggio del 1963, quando il "papa buono" firmò la sua enciclica più famosa. Introducendo la distinzione tra errore ed errante il papa diede un grande contributo culturale e politico ad un mondo che rischiava di inabissarsi nel III conflitto mondiale, dopo la crisi di Cuba.
Le encicliche di Benedetto XVI indicano tutta la differenza tra questi due papi: la "Pacem in Terris" di Giovanni XXIII non è la "Pacem in Veritate", come avrebbe potuto intitolarsi un enciclica di Jospeh Ratzinger sul delicatissimo tema della pace.
Eppure proprio Benedetto XVI ha trovato la chiave per trasferire nell'attualità politica odierna il grande tema della pace giovannea. E lo ha fatto con un'idea molto semplice, chiedendo agli stati di introdurre nelle "policy of conflict resolution" anche la categoria del perdono.
E' un'idea giusta, indovinata, centrale in un'epoca segnata da conflitti identitari, vera chiave di lettura di moltissime guerre di questo e in questo mondo globalizzato. E nei conflitti identitari la memoria gioca un peso terribile. Soprattutto l'uso della memoria. Con un corretto uso del "perdono" ci saremmo probabilmente risparmiati la stessa II guerra mondiale, perchè non ci sarebbero state le riparazioni di guerra a carico delle Germania e quindi quel che ne scaturì. In anni piùà recenti poi ci saremmo risparmiati altre guerre. Infatti la memoria-clava l'abbiamo vista all'opera, ad esempio, nei Balcani, dove il nazionalismo malato dei serbi ancora si aggrappa alla sconfitta subita dai turchi secoli e secoli fa. E quindi contro il nemico "imperdonabile" non poteva che esserci la pulizia etnica. Ecco perchè davanti ai conflitti identitari non basta la giustizia, premessa logica e insostituibile di ogni pace. Premessa logica, necessaria, ma non più sufficiente. E allora ha ragione Benedetto XVI dicendo che alla giustizia serve affiancare la cultura del perdono. Solo così la politica può spingere i popoli a non cedere ai nazionalismi che usano la memoria per assorbire tutti i malesseri.
Messaggio doppiamente importante quello del papa perchè i cantori delle guerre identiare molto spesso si richimano proprio alle religioni. E guarda caso il loro cardine culturale è lo "scontro di civiltà".