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Arabi in rivolta

Nasce l'Associazione "Giornalisti amici di padre Dall'Oglio"

Sarà presentata il 23 luglio a Roma, nella sede della FNSI, a pochi giorni dal secondo anniversario del sequestro del gesuita italiano Paolo DAll'Oglio.

redazione
venerdì 17 luglio 2015 09:21

Il 23 luglio, alle 11, sarà presentata presso la Federazione Nazionale della Stampa Italiana l'associazione "Giornalisti Amici di padre dall'Oglio". Per prima cosa vogliamo ringraziare la Federazione della Stampa e Articolo 21 per il sostegno prezioso, senza il quale probabilmente questo pur piccolo progetto sarebbe rimasto ancora nel cassetto.

La FNSI e Articolo21 ci hanno fatto sentire che non era soltanto nostra la certezza che fosse un dovere civico e giornalistico, e non solo amicale, promuovere questa associazione. E il fatto che il 23 sarà con noi il segretario della FNSI Raffaele Lorusso è per noi molto importante, o, per meglio dire, significativo.

L'abbiamo chiamata così perché gli amici di padre Paolo sono tantissimi; nel mondo della cultura, delle fedi, nelle Università, nel mondo. Noi siamo dei "giornalisti" suoi amici, neanche tutti i giornalisti suoi amici, ovviamente. Siamo un gruppo di giornalisti suoi amici che si sono ritrovati senza la pretesa di rappresentare alcunché; ma abbiamo avvertito il bisogno di fare qualcosa quando abbiamo scoperto che il secondo anniversario del suo sequestro a Raqqa stava per giungere, quasi dimenticato. Come lo sono gli infiniti sequestri che si sommano al suo, in Siria. Quante sono le persone sequestrate in Siria? Di certo migliaia. Ma almeno qui è il caso di ricordare che secondo le organizzazioni umanitarie sarebbero almeno 80mila le vittime di sequestri, sparizioni, gente inghiottita nel buio siriano e della quale si si ignora il destino.

Padre Paolo, gesuita, è stato definito dal professor Antoine Courban, docente alla Saint Joseph University di Beirut, un "Profeta del nostro tempo" nel corso di un convegno dedicato a lui e alla sua Siria, che ha avuto luogo proprio nel salone della Federazione della Stampa Italiana.

Un profeta cattolico, un prete profeta, ma anche italiano, cittadino italiano, come tutti noi.

Ricordare il suo impegno, la sua dedizione al dialogo tra culture e religioni, ricordare il suo impegno civile, sociale, culturale, spirituale, è la prima delle nostre intenzioni.

Chiediamo fiocchi gialli? Non ce ne sono mai stati per lui, forse perché non si sa neanche se sia ancora vivo, né qualcuno ha "rivendicato" il suo sequestro.

Noi possiamo solo dire che chi ha sequestrato padre Paolo non ha sequestrato anche la sua testimonianza di fede e il suo pensiero, il suo impegno, il suo servizio. Non ne faremo un totem, ma un argomento di riflessione e di comprensione di una realtà agghiacciante, di un martirio che va avanti addirittura da quattro anni: il martirio del popolo siriano, tra tirannidi e totalitarismi osceni.

Per questo abbiamo voluto che la presentazione fosse l'occasione per parlare di questo con padre Luciano Larivera, scrittore della Civiltà Cattolica, padre Giovanni La Manna, rettore dell'Istituto "Il Massimo", e Michele Zanzucchi, direttore di "Città Nuova", il mensile dei Focolari.

La nostra speranza è di non fermarci qui, ma di riuscire a pubblicare gli atti del convegno che ha avuto luogo alla FNSI poche settimane fa e di organizzarne uno simile, su padre Dall'Oglio, nel suo Levante, a Beirut. Sì, il suo messaggio per il dialogo e il vivere insieme vogliamo che torni a essere sentito e discusso lì dove lui ha studiato e si è formato, a Beirut, a due passi dal Siria dove poi è divenuto un progetto concreto per tanti. Sono diversi gli istituti che ci hanno dimostrato il loro interesse.

Ma è anche all' Italia che il messaggio di questo cittadino italiano ha qualcosa da dire e siamo certi che questo messaggio profondo e drammaticamente attuale, sul vivere insieme, abbia da tanti di noi anche qualcosa da ascoltare. Nella speranza che le risposte, poi, potrà darcele lui, di persona, una volta libero.

La nostra associazione vuole anche rendere esplicita la vicinanza a questa sofferenza privata e interminabile di familiari e amici. I ruoli non si mischiano, ma l'umanità sì.