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Dalla Primavera araba la Primavera africana

"La globalizzazione non sia pensiero unico". Parla l'arcivescovo di Dakar, il cardinale Sarr. E sulla Primavera...

redazione
martedì 15 maggio 2012 13:45

di Riccardo Cristiano

Le centinaia di giovani africani che ancora gremiscono l'Università Urbaniana in occasione del convegno "In ascolto dell'Africa" lo hanno applaudito con convinzione. Perchè sentono che lui, Theodore Adrien Sarr è uno di loro, parla come loro e senza peli sula lingua. Sarebbe un bel arricchimento per la famosa "curia romana" questo battagliero cardinale senegalese, che quando gli ho chiesto di esprmersi sulla globalizzazione non si è certo espresso in maniera criptica. "La globalizzazione che noi sperimentiamo ci si presenta con categorie universali, senza darci la possibilità di accetarla con spirito critico, seguendo la nostra sensibilità e il nostro modo di essere. Noi vogliamo l'economia globalizzata, ma con la nostra ricchezza, cioè arricchendola con le nostre riflessioni, anche se questo dovesse comportare qualche differenza nel modo di concepire l'economia.
Questo vale anche per la cultura. Abbiamo il diritto di arricchirla con istanze culturali più sensibili al nostro modo di concepire la vita, le necessità della vita, perchè se non si fa attenzione la globalizzazione tende a proporre categorie uniche. La globalizzazione si sta imponendo, ma deve lasciare spazi di libertà per evitare il rischio dell'uniformità planetaria."

A quel punto come non chiedergli se anche a suo avviso si debba avere paura della Primavera araba.
"Anche noi africani sub-saharaniani abbiamo la nostra Primavera. La Primavera è una presa di coscienza delle società civile, cioè una critica de modo di governare la politica e l'economia da parte degli attuali dirigenti. In Senegal la società civile è riuscita attraverso libere elezioni a liberarsi della dirigenza politico-economica. Questo dimostra la capacità di cambiare ottica, riconoscendo nei politici politicanti soprattutto interessi privati e scegliendo invece una visione attenta ai bisogni del popolo. Questa è la Primavera. Ed è una buona speranza, perchè è la condizione che consentirà la scelta di altre logiche, di altri gruppi dirigenti, capaci e aperti."