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Fede e/o ragione

Vaticano, la partita decisiva si gioca sullo Ior e l'antiriciclaggio

E' sulla banca vaticana che si giocheranno in parte i destini del pontificato. Fra poche settimane l'esame europeo deciderà le sorti degli attuali vertici della Chiesa

redazione
domenica 3 giugno 2012 11:58

Questo articolo è uscito anche sul Secolo XIX

Di Francesco Peloso

Sullo Ior possono saltare definitivamente i fragili equilibri interni al Vaticano. La banca è ormai senza presidente dal 24 maggio scorso, dallo scorso anche se il posto di Ettore gotti Tedeschi è stato per ora preso, ad interim, da Ronaldo Hermann Shmitz, ex Deutsche Bank. Il fatto è che fra un mese esatto, fra il 2 e il 6 luglio, si svolgerà a Strasburgo la plenaria di "Moneyval", l'organismo del Consiglio d'Europa che dovrà dare una prima importante valutazione sull'adesione del Vaticano alle norme internazionali contro il riciclaggio del denaro.

Moneyval agisce d'intesa con il Gafi il Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale che, sotto l'ombrello dell'Ocse e in collegamento con Europol, Fondo monetario internazionale, Banca mondiale e altre istituzioni, ha stabilito le norme generali per la trasparenza finanziaria cui fanno riferimento Paesi e sistemi bancari a livello mondiale. Ci si muove dunque in un ambito delicatissimo, per questo l'appuntamento di luglio per la Santa sede è decisivo, anche se non equivale a un giudizio finale; tuttavia la crisi interna che si vive nei sacri palazzi sul fronte della trasparenza finanziaria ha fatto scattare l'allarme rosso. E certo se dall'Europa dovesse arrivare una bocciatura troppo netta ed evidente, la poltrona del cardinale Tarcisio Bertone comincerebbe a traballare paurosamente; una scossa del genere potrebbe essere quella definitiva per il Segretario di Stato che, a torto o a ragione, si trova sotto assedio ed è difeso oggi dal Papa. Il fallimento del negoziato finanziario, insomma, potrebbe aprire la corsa alla successione.

Così ieri il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha dovuto smentire con nettezza che fra i cinque cardinali della commissione cardinalizia di sorveglianza dell'Istituto, due - Attilio Nicora e Jean Louis Turan - avessero votato contro la defenestrazione di Gotti Tedeschi, il banchiere proveniente dal Santandèr e legato all'Opus Dei. Niente di tutto questo, ha spiegato Lombardi, i cardinali hanno invece "ratificato" la scelta del Consiglio di Sovrintendenza, il board laico dello Ior.

Il problema è noto: i contrasti sono sorti sul ruolo della nuova Autorità Finanziaria d'Informazione creata ad hoc da una nuova legge sulla trasparenza finanziaria voluta dal Papa. L'organismo avrebbe dovuto avere pieni e poteri ispettivi e di controllo - superiori quindi anche alla Segreteria di Stato - su tutti i movimenti finanziari all'interno dei sacri palazzi; successivamente la norma è stata rivista in favore di un riequilibrio che dava più spazio al vertice vaticano. Si è detto che Gotti Tedeschi sostenesse la prima strada, e con lui una parte almeno degli uomini che contano in Curia. Allo stesso tempo va considerato che la Banca d'Italia e la magistratura hanno pressato da vicino lo Ior trattandolo alla stregua di una banca off-shore, un paradiso fiscale incontrollabile nel cuore dell'Italia e dell'Europa. Ed è quest'ultima situazione - in tempi di lotta globale al terrorismo e alle grandi mafie internazionali oltre che di contrasto alle massicce speculazioni finanziarie - che il Vaticano non può più permettersi se vuole restare nel consesso internazionale. I problemi aperti sono almeno due: gli innumerevoli conti aperti presso l'Istituto e di cui si sa poco o niente, e gli investimenti a livello finanziario globale delle ingenti risorse depositate da vescovi, cardinali, congregazioni e ordini religiosi, istituzioni cattoliche di tutto il mondo.

Dunque al di là dei passaggi tecnici, i contrasti fra Nicora e Bertone sono noti. Resta da vedere come si chiuderà il nodo della presidenza. Fra i Consiglieri bertoniano è considerato Antonio Maria Marocco, piemontese; ma certo peseranno le opinioni di Carl Anderson, capo dei potenti Cavalieri di Colombo, grande lobby americana che già ha evitato al Vaticano di finire nel "profondo rosso". E anche i tedeschi, ben rappresentati, diranno la loro. Usa e Germania, del resto, sono le due chiese più ricche al mondo e che sostengono potentemente la Santa Sede.