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Minoranze

Dopo l'addio alla Sublime Porta

La penisola anatolica è stata una delle culle storiche della cristianità. Un'area, per secoli abitata a larga maggioranza da popolazioni ellenizzate. Oggi, invece, la presenza greca in primo luogo, e cristiana in secondo, è praticamente azzerata, anche tenendo conto degli armeni, ridotti a poche centinaia di individui, dopo le stragi del secolo scorso.

Fabrizio Noli
venerdì 22 luglio 2011 10:07

La penisola anatolica è stata una delle culle storiche della cristianità. Un'area, per secoli abitata a larga maggioranza da popolazioni ellenizzate. Oggi, invece, la presenza greca in primo luogo, e cristiana in secondo, è praticamente azzerata, anche tenendo conto degli armeni, ridotti a poche centinaia di individui, dopo le stragi del secolo scorso. Eppure, ancora dal censimento del 1909, nell'Impero Ottomano la presenza greca era consistente, sfiorando i 3 milioni di unità. Già nel 1914, però, a seguito della perdita di alcuni territori turchi a favore della Grecia nei Balcani, la presenza era calata, a circa 1 milione e 700 mila individui, ma fino agli inizi degli anni '20, esistevano numerose comunità greche lungo la costa del Ponto, sul Mar Nero, come  anche lungo la costa del Mar Egeo. Come si è giunti a questa situazione? Tutto nasce dalla  dissoluzione del vecchio Impero Ottomano, in coincidenza della fine della prima guerra mondiale. La nascita della Turchia moderna determinò un significativo cambiamento degli equilibri nel Vicino Oriente. Fallito infatti il tentativo greco di annessione della regione attorno a Smirne, promessa alla Grecia al momento della sua entrata in guerra, si giunse così, dopo tre anni di guerra, al Trattato di Losanna, del 1923, che ufficializzò lo scambio di popolazioni. Circa un milione e mezzo di persone, greco-cristiane in maggioranza, abbandonò le terre dell'attuale stato turco alla volta della Grecia, mentre 550mila turchi, da secoli stabilitisi in Grecia, furono accolti in Turchia. Con loro anche molti albanesi di fede musulmana, i membri della comunità islamica di Creta, e alcuni rom di fede islamica. C'è comunque da dire che l'erosione della presenza greca in Asia Minore era vecchia di secoli. Lo sottolinea Federico De Renzi, turcologo ed esperto di Geopolitica, nonchè collaboratore di "Limes"... "Già dopo il 1071, a seguito della sconfitta di Mazincerta, subita dai bizantini contro i turchi selgiuchidi, l'Anatolia ha registrato un costante quanto massiccio afflusso di popolazioni di lingua turca. De facto, volenti o nolenti, i  cristiani, presenti sul territorio, hanno finito per essere in gran parte assimilati" Oggi, comunque, non solo la presenza armena è infinitesimale, ma anche quella greca. Sono davvero ridotti al lumicino in Turchia! "In effetti, identificabili come greci, di religione ortodossa, oggi, non sono più di 2500 persone, per lo più nell'area di Istambul" A dare il colpo di grazia, sul piano numerico,  il progrom subito dalla comunità greca di Istambul tra il 6 e il 7  settembre 1955, una comunità all'epoca ancora forte di 100mila persone.  Gli eventi, lo ricordiamo,  furono innescati dalla falsa notizia che la casa di Salonicco, in Grecia, dove Mustafa Kemal, Atatürk, il padre della Turchia moderna,  era nato nel 1881, fosse esplosa in seguito ad un attentato dinamitardo. Questo  scatenò un assalto contro la comunità greca di Istanbul, durato ben  per nove ore. I morti greci furono tra i 13 e 16  (inclusi due sacerdoti ortodossi e almeno uno armeno) a causa delle bastonate e degli incendi intenzionalmente appiccati. Trentadue i feriti gravi, senza contare decine di donne greche stuprate e un certo numero di uomini  circonciso con la forza dalla folla. E ancora: 4.348 proprietà greche, 110 alberghi, 27 farmacie, 23 scuole, 21 fabbriche, 73 chiese e oltre un migliaio di abitazioni private di proprietà greca furono seriamente danneggiati o distrutti. Da allora, l'esodo non si è più fermato, e in pratica il Patriarca di Costantinopoli, il più importante del mondo ortodosso, ha una comunità di fedeli ridotta ai minimi termini. La cosa singolare è che ai tempi dell'Impero Ottomano i greci ricoprivano spesso ruoli di primo piano in campo amministrativo, specie quelli del quartiere del Fanar, a Istambul... "E' vero, costituivano l'elite del paese, spesso provenivano da famiglie di origine bizantina. Inoltre, non necessariamente convertendosi, continuavano, nei fatti, a detenere lo stesso potere detenuto in eta' imperiale bizantina. Nei Balcani, poi, non  dimentichiamoci che il clero greco-ortodosso ha continuato a godere di un prestigio immenso, al punto che le liturgie, anche presso le varie chiese autocefale, di fatto, fino alla prima guerra balcanica, del 1912, continuavano ad essere officiate in greco bizantino" Ma quali sono oggi le condizioni dei cristiani in Turchia? In particolare, ci riferiamo alla libertà di culto. Molto critica la risposta di Don Davide Giugia, kossovaro e responsabile della programmazione in lingua albanese di Radio Vaticana... "Le condizioni sono ancora insufficienti. Almeno, non abbastanza per un paese come la Turchia, così grande, forte ed ambizioso, non solo a livello europeo, ma anche sul piano dello scacchiere globale. Tutte le comunità cristiane, non solo quella greco-ortodossa, sono penalizzate. La libertà di culto è un obiettivo ancora lontano da raggiungere. Lo ha dimostrato, anche lo scorso anno, l'omicidio di Monsignor Padovese, e non solo. A mio parere, la Turchia ha un atteggiamento singolare: ha sempre temuto i cristiani per la loro libertà, il loro coraggio, anche il rispetto dell'altro, del diverso. Insomma, ancora molta acqua deve passare sotto i ponti, affinchè cambino le cose..." Questo, nonostante le recenti aperture da parte del Ministero dei culti di Ankara, ad esempio nei confronti degli aleviti, la minoranza sciita più diffusa nel paese? "Basti pensare che ancora oggi è esclusa la possibilità di fare una celebrazione all'esterno di una chiesa. Non se parla! Le parole, da sole, per quanto benvenute, non bastano, se non seguite dai fatti. Ripeto, la vita dei cristiani in Turchia non è facile!" La paura, alla fine, è che il Patriarcato di Costantinopoli scompaia, per mancanza di fedeli residui... "Mi auguro proprio di no, come si dice, le vie del Signore sono infinite..." Un fatto però,  non può essere sottovalutato, secondo De Renzi "E' dal 1971, cioè da quando la Turchia, in risposta alle politiche antiturche dei colonnelli greci, ha chiuso il seminario di Halki, che questo attende di essere riaperto!" Cosa significa? "La chiusura di questa antica scuola si traduce nell'impedimento alla formazione dei quadri del clero ortodosso ecumenico di Costantinopoli" In pratica, un taglio di erba sotto ai piedi... "Anche perchè, dal 1453, dalla caduta di Bisanzio, l'importanza del Patriarcato risiede tutta lì...in poche parole, il mondo ortodosso ruota attorno ad Halki!" Ma il fatto più singolare è che la Turchia moderna e repubblicana nasce come uno stato fortemente laico, con la messa al bando del velo per le donne e l'adozione dell'alfabeto latino in luogo di quello arabo. Eppure, sin dalla sua nascita, è come se il vero cittadino turco abbia  dovuto soddisfare tre precisi requisiti: parlare il turco, essere musulmano, ed essere di confessione sunnita. Questo, forse, per dare un'identità ben definita ad un paese che prima ne aveva troppe? "Il passaggio fondamentale è stato proprio questo. Anch'io mi sono sempre chiesto come mai la Turchia non abbia mai avuto primi ministri o presidenti ebrei o cristiani, e il motivo è semplice: numericamente erano troppo limitati per essere influenti, ma anche perchè non avevano interesse, avevano cioè le loro "nicchie sociali" autosufficienti, non interessate ad espandersi" Passiamo alla presenza turca e musulmana nei Balcani. Questa è decisamente più consistente, anche in Grecia, anche dopo lo scambio di popolazioni con la Turchia, anche se è soprattutto la Bulgaria che si può definire una sorta di piccola "Turchia europea", con una presenza turcofona pari più di mezzo milione di individui! "E comunque, secondo Atene, dati del 1991,  in Grecia ci sono circa 100mila musulmani, di cui 50mila turchi. Il resto, per lo più, è di origine albanese" L'impressione complessiva è che per i turchi-musulmani dei Balcani sia più facile praticare la religione che per i cristiani in Turchia... "In linea di massima è così, ma, attenzione, in Grecia sono, di fatto, cittadini di serie B, soggetti poi a molte strumentalizzazioni sia da parte turca che greca, in base alle rispettive politiche di tolleranza religiosa" Parlano ancora turco? "Lo parlano, ma sono ormai fortemente ellenizzate" Piccole sacche di turcofoni-musulmani sono presenti anche in altre aree dei Balcani, rileva Don Giugia... "Nel Kossovo, ad esempio, è il caso di Prizren, dove ancora vivono almeno 2-3000 turchi, e poi piccoli gruppi si incontrano a Sarajevo, in Macedonia, in Albania, e non hanno certo problemi di pratica religiosa...Inoltre, rileverei come gli interessi turchi nei Balcani sono oggi più forti che mai, da quelli geopolitici, a quelli economici, sotto forma di ingenti investimenti. E ancora, se possibile, vorrei aggiungere un contributo" Vale a dire? "Che quando si parla di musulmani o di cristiani in area balcanica occorre, ancora oggi, fare molta attenzione, andando oltre i dati ufficiali...specie in Kossovo, ma anche in Albania e Macedonia, ci sono, ancora oggi, molti "criptocattolici". Un fenomeno forte soprattuto in epoca ottomana. Noi, nella nostra lingua, li definiamo "variopinti", perchè capaci di offrire diversi volti, a seconda della convenienza. A casa, erano in molti a mantenere nomi cristiani e a celebrare le festività cristiane, per secoli! Magari, di nascosto, i sacerdoti venivano invitati per officiare i sacramenti a intere famiglie. Ma tutto veniva fatto di nascosto, per paura degli ottomani. Dunque, il venerdì andavano in moschea e sposavano musulmani e musulmane. E' stato un fenomeno fortissimo, fino ad un secolo fa, e comunque, il peso psicologico della dominazione ottomana si è fatto sentire ancora a lungo. Basti pensare che in Kossovo, negli ultimi 10 anni, molte famiglie, ma anche interi villaggi sono tornati ufficialmente al cattolicesimo, peraltro mai abbandonato del tutto! Questo fenomeno, dei criptocattolici era talmente rilevante che, nel 1703, Papa Clemente XI, non a caso di origini albanesi, decise di indire un concilio albanese per mettere dei paletti al fenomeno, nel senso che o si stava da una parte, o dall'altra, proprio per "snidare" i meno coraggiosi..." E' chiaro che se il fenomeno continuerà a manifestarsi in modo rilevante, allora, forse, un giorno dovremo ridisegnare le mappe relative alla religione professata, in area balcanica! "Io credo ci vorrebbe un censimento ad hoc, ma i musulmani sono contrari, però è chiaro che, alla lunga, emergeranno dati diversi da quelli ufficiali!"