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Minoranze

La diaspora russa

Sono circa 17 milioni i russi rimasti "spiazzati", in tutti i sensi, dalla fine dell'Unione Sovietica. Russi cioè che non hanno potuto, o voluto, rientrare nella madre patria e che oggi giocano una partita non sempre facile da esuli nelle ex repubbliche sovietiche diventate indipendenti.

Fabrizio Noli
martedì 26 luglio 2011 14:37

Sono circa 17 milioni i russi rimasti "spiazzati", in tutti i sensi, dalla fine dell'Unione Sovietica. Russi cioè che non hanno potuto, o voluto, rientrare nella madre patria e che oggi giocano una partita non sempre facile da esuli nelle ex repubbliche sovietiche diventate indipendenti. La presenza più consistente è in Ucraina, almeno 8 milioni, e in Kazakhstan, circa 4 e mezzo. Ma i problemi maggiori, queste minoranze le hanno vissute negli stati baltici, peraltro invasi e riannessi brutalmente dall'Unione Sovietica nel 1940, dopo circa vent'anni di indipendenza. In particolare, in Lettonia, dove si contano almeno 618mila abitanti russofoni, e in Estonia, 344mila. Fiorenzo Toso, linguista, ci dipinge questa situazione... "Certamente, nei paesi baltici in particolare la situazione per la minoranza russofona è diventata conflittuale, dopo l'indipendenza, anche per una sorta di rivalsa, giustificabile o meno, da parte dei nuovi governi locali. Soprattutto la Lettonia ha registrato problemi rilevanti, anche perchè, in quel paese, la presenza russa era stata particolarmente pesante..." Tra l'altro, diciamo che i russi costituiscono quasi il 30% della poplazione totale del paese, in Estonia poco meno, il 28%. Una presenza dunque "corposa". Ma in che senso la rivalsa si è manifestata con maggior virulenza? "In generale, si è teso a considerare i russi come cittadini stranieri, malgrado la loro presenza, in questi stati, pluridecennale. Addirittura, la legislazione lettone stabilisce che siano considerabili come cittadini dello stato solo i nati prima del 1940, anno dell'invasione sovietica, e i loro discendenti, il che, di fatto, esclude la stragrande maggioranza della popolazione russa. Naturalmente, in alternativa, è offerta la possibilità della naturalizzazione, che peraltro implica la conoscenza perfetta della lingua lettone, e tutta una serie di misure volte a "snazionalizzare" la componente russa" E in Estonia? "Qui le cose sono state gestite in modo più soffice, direi. Qualche tensione, specie in passato, si è registrata, come anche in Lituania, ma la gestione è stata migliore. In Lettonia invece, ci sono ancora elementi di forte preoccupazione, al punto che l'Unione Europea ha dovuto emettere delle "raccomandazioni" in materia di tutela delle minoranze!" C'è da dire, in effetti, che in Lettonia alcuni provvedimenti sulla cittadinanza sono stati ammorbiditi, proprio in vista dell'ingresso del paese nell'Unione Europea, già nel 1994... "E' chiaro, perchè altrimenti si sarebbe palesata una chiara limitazione dei diritti umani, il che avrebbe finito per incidere sulle ambizioni europeiste dei lettoni" In Lituania, peraltro, le cose sono state gestite in maniera più serena anche perchè solo il 6% della popolazione è russofona. Ma l'elemento russo, in questi stati è minoritario anche sul piano religioso, dato che è greco-ortodosso... "Se guardiamo alla tradizione lo è...ma in realtà queste popolazioni al di fuori della Russia sono in gran parte atee. L'ateismo di stato le ha fortemente permeate. Del resto erano molto ideologizzate, dato che dovevano, in un certo senso, "catechizzare" gl iabitanti indigeni delle varie repubbliche sovietiche. Basti pensare al dato estone: il 25% circa della popolazione dell'Estonia appartiene alla minoranza russa, ma i greco-ortodossi nel paese non sono più del 12,5%: questo vuol dire che solo la metà della minoranza russa  pratica la religione..."