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Americae

Gli Amish, la minoranza che rifiuta l'american way

Dalle persecuzioni europee al nuovo mondo, storia di una comunità che vive rifiutando la modernità. Ma oggi non mancano contraddizioni e problemi con il 'mondo esterno'

redazione
martedì 14 maggio 2013 18:40

Dalle persecuzioni europee al nuovo mondo, storia di una comunità che vive rifiutando la modernità. Ma oggi non mancano contraddizioni e problemi, mentre il mondo esterno non sempre è tollerante nei loro confronti

Di Iacopo Scaramuzzi e Massimo Faggioli

Le persecuzioni furono feroci. L'anabattismo, movimento radicale della riforma protestante, entrò presto in rotta di collisione con il riformatore Huldrych Zwingli, inizialmente un amico, che nel 1527 annotava: "Gli anabattisti che infine vengono gettati in pasto agli avvoltoi disturbano la pace dei fedeli, ma credo che si debba porre la scure alla radice della pianta". La pianta era quella di una comunità che, a partire dal battesimo degli adulti, seguiva alla lettera i dettami della Bibbia, rifiutava la violenza, praticava la comunione dei beni, non riconosceva l'autorità né dello Stato né della Chiesa, cattolica o luterana che fosse. Anarchici dello spirito, invisi ad ogni potere costituito. Gli anabattisti, a Berna, a Zurigo, in Germania e in Olanda, vennero massacrati. Annegati ("Volevi essere ribattezzato? Ti battezziamo una terza volta"), cacciati da tagliatori di teste, torturati, messi al rogo con infornate di polvere da cannone in bocca per impedire loro di proclamare la propria fede. Un'esperienza che decimò gli anabattisti, ma non li fiaccò, anzi.

Una pattuglia di anabattisti nel 1534 occupò la città di Muenster, nella Germania settentrionale, e instaurò un regime di comunismo che degenerò in orge di sesso e di sangue (le donne erano considerato proprietà comune e i "tiepidi" vennero sterminati). La città venne riconquistata due anni dopo e i leader della sedizione furono lasciati penzolare in apposite gabbie esposte sul campanile di San Lamberto. L'episodio offrì il fianco ad una repressione sempre più dura degli anabattisti. In tutta risposta, nacque una costola ancor più radicale e pacifista dell'anabattismo, i "mennoniti", dal nome del fondatore, il prete cattolico Menno Simmons. Altre carcerazioni, altre multe, altre confische. Alcuni si piegarono e scesero a compromessi con le autorità. Altri, rifiutando ogni mediazione, promossero un'applicazione ancor più rigorosa dei principi anabattisti. Spiccò, in questo frangente, la figura di Jakob Ammann (1656-1730), che capitanò un gruppo di svizzeri e alsaziani. Mutuando il nome del loro fondatore, presero il nome di amish. L'aria in Europa rimase irrespirabile, complice una crisi economica devastante. E gli amish accettarono l'invito di William Penn, un quacchero che aveva ricevuto dalla corona d'Inghilterra un vasto appezzamento di terra in America del Nord - che poi prese il nome di Pennsylvania - e vi impiantò una "santa esperienza" accogliendovi tutti i perseguitati d'Europa. Fu così che gli amish sbarcarono nel nuovo mondo. Ma, a suggello della secolare storia di violenze subite nel vecchio continente, scelsero di vivere separati dal mondo. Uno stile di vita che è riuscito a rafforzare l'identità quasi etnica di questa minoranza religiosa e le ha permesso di giungere ai giorni nostri senza farsi "contagiare" dalla modernità. O quasi.

"Non è una setta, si tratta piuttosto di una sottocultura, se non addirittura una controcultura, paragonandola alla società americana, la cui essenza religiosa è nata da una branca annessa al protestantesimo, l'anabattismo, il cui 'guru' fu Cristo", riassume Jacques Légeret nel volume Amish. Una comunità "fuori dal tempo" (Claudiana). Gli amish parlano lo stesso dialetto tedesco delle origini, il "Pennsylvania Dutch", e chiamano gli altri statunitensi "english". Non hanno una vera teologia, applicano la Bibbia senza porsi domande. Vivono secondo il concetto di Gelassenheit, un misto di rassegnazione, umiltà e affidamento del singolo alla comunità, e si comportano in base all'Ordnung (ordine), una serie di norme non scritte che regolano fin nel dettaglio la vita quotidiana. Abbigliamento castigato da cultura rurale del sette-ottocento.

Rifiuto radicale delle tecnologie (luce elettrica, automobili, trattori, aereo, computer). Non svolgono il servizio militare, non praticano gli sport perché sono attività competitive, risolvono i conflitti famigliari e comunitari con il silenzio. Rifiutano il divorzio, la contraccezione, l'aborto. Hanno una struttura di comunità sinodale, dove, sotto la guida di un vescovo locale, ogni proposta di innovazione viene dibattuta (e perlopiù bocciata) all'unanimità. Chi vuole uscire dalla comunità viene scomunicato e i famigliari non gli rivolgono più la parola. In caso di adulterio, divorzio o acquisto di un'automobile la scomunica è praticamente automatica. Ma se lo scomunicato decide di rientrare, è accolto senza discussioni, e dopo nessuno ne parla più.

Gli amish - sono cifre dell'Elizabethtown College della Pennsylvania - sono 273.700. Nella maggior parte delle comunità, più della metà della popolazione non è battezzata perché ha meno di 18 anni, per cui si stima che il numero di membri adulti di Chiesa siano 121.500. Vivono in trenta Stati Usa e nella provincia canadese dell'Ontario, ma i due terzi abitano in tre Stati: Pennsylvania, Ohio e Indiana. Ci sono 463 insediamenti, ognuno dei quali ha circa 100 distretti con 20-40 famiglie a distretto, per un totale di 2007 congregazioni locali. Non bisogna, però, pensare a villaggi amish, perché ogni famiglia vive sostanzialmente isolata in una fattoria. La popolazione amish è cresciuta dell'84 per cento negli ultimi venti anni grazie ad una media di circa sette figli a famiglia. Con la crescita della popolazione, però, gli epigoni di Jakob Ammann hanno bisogno di maggiori terre fertili da coltivare. Nella contea di Lancaster, in Pennsylvania, "patria" di questa piccola comunità religiosa, un acro può ormai costare anche 15mila dollari, mentre altrove, negli Stati Uniti, il prezzo scende fino a 2mila. Da qui, l'espansione verso West, in particolare in Colorado e Sud Dakota.

Un mondo perfetto, dunque? Tutt'altro. La popolazione amish non è solo la bucolica comunità descritta dal film "Witness - Il testimone" diretto da Peter Weir (1985). Certo gli amish, pur senza fare proselitismo, registrano conversioni, persone in fuga dallo stress e dall'insicurezza della modernità, attratte dalla essenzialità di un piccolo mondo antico. La televisione si è sbizzarrita su questo tema e il canale Nat Geo Adventure del National Geographic ha prodotto un avvincente reality intitolato "La mia vita con gli Amish" che mostra sei adolescenti inglesi catapultati, senza cellulare, Facebook, lettore Mp3, abiti firmati e cibo spazzatura, a vivere in una famiglia amish di Ohio e Pennsylvania per sei settimane, tra il duro lavoro dei campi (per i maschi), le faccende di casa (per le femmine), molta Bibbia e pochi divertimenti. A chi domanda se sia possibile entrare in comunità, tuttavia, non è raro che gli esponenti amish rispondano: "Ma è già difficile per noi restare.". Non a caso, come già accaduto nel corso dei secoli, quella recente degli amish è una storia di scissioni interne: solo l'Old Order è rimasto pienamente ortodosso, fedele da secoli allo stesso Ordnung, mentre due branche nate nei decenni passati, il Beachy Amish e il New Order Amish, sono scese a compromesso su questioni come l'abbigliamento, l'uso del telefono o dell'automobile.

La tentazione di fuggire da un ambiente immobile e impermeabile è sempre in agguato. Gli studiosi dell' Elizabethtown College hanno registrato nel corso del tempo casi di abuso di alcol e droga tra gli adolescenti, incesto e abuso sessuale in famiglia, divorzi. A riprova di una conflittualità carsica presente nella comunità, è assurto agli onori delle cronache, di recente, il caso di Samuel Mullet, vescovo amish, miliardario, accusato, tra l'altro, di rapporti sessuali con donne sposate della sua comunità al fine di "ripulirle dal demonio", condannato l'anno scorso da un tribunale statale dell'Ohio per crimini d'odio. L'uomo, accompagnato da 15 seguaci, ha fatto infatti irruzione nella casa di una famiglia amish e ha tagliato barbe e capelli agli uomini.

Non è stato chiarito il motivo di questo raid, ma il caso ha certificato il rischio di un'amministrazione privata della giustizia che può trascolorare nell'omertà. L'evoluzione dell'economia, inoltre, non aiuta, perché quanto più negli Usa si contrae il settore dell'agricoltura, tanto più si restringe lo spazio vitale per gli amish, costretti in certi casi ad abbracciare mestieri nell'ambito industriale e manifatturiero che "contagiano" lo stile di vita isolato. Gli amish vivono con crescente fastidio - ma anche con grande curiosità - anche l'arrivo di turisti nelle aree da loro abitate. Gli eredi dell'anabattismo sono rimasti shoccati quando, nel 2006, un camionista di 32 anni, Charles Carl Roberts, non appartenente alla comunità, fece irruzione in una scuola amish della contea di Lancaster aprendo il fuoco, uccidendo cinque ragazze e ferendone altre cinque prima di togliersi la vita. Al dolore per l'omicidio, si aggiunse lo sconcerto per la presenza di telecamere e giornalisti di tutto il paese che stazionarono per diversi giorni nel luogo del delitto. La paura-attrazione nei confronti del mondo esterno, insomma, è un carattere intrinseco delle comunità amish.

Il canale televisivo Discovery Channel l'anno scorso ha avviato un "reality" intitolato Amish Mafia nel quale un faccendiere mercenario di nome "Lebanon Levi" si fa carico, assieme a tra assistenti, del lavoro sporco che la comunità amish non può svolgere, nel nome della non violenza, ma di cui non può fare a meno: punire i devianti, minacciare chi tradisce il coniuge, scoraggiare con ogni mezzo, più o meno lecito, gli adolescenti tentati di abbandonare la comunità. Gli esperti di cultura amish hanno criticato pesantemente la serie televisiva. "Chiamare documentari questi show è una bugia fraudolenta", ha detto Donald Kraybill dell'Elizabethtown College. "Si tratta solo dell'ennesimo esempio di follia, stupidità e bugia promossa sugli amish dalla televisione". Il problema della tensione tra comunità separata e mondo esterno, però, esiste.

Con la cultura statunitense, più in generale, la popolazione amish vive una dialettica paradossale. Gli amish non possono contrarre assicurazioni, né ricevere la pensione dal governo americano, né prestare servizio militare, restringendo così non solo i limiti della loro educazione scolastica, ma anche le opportunità di lavoro per giovani che potrebbero non avere terra da coltivare sufficiente per sposarsi e mantenere la famiglia. Negli anni 1950 i gruppi di amish smisero di mandare i figli alla scuola pubblica dopo l'ottava classe (la terza media), per la necessità di educare i figli non in un ambiente religiosamente neutrale o laico, ma in un ambiente conforme alla loro visione religiosa e al loro stile di vita. Ne seguirono per i genitori condanne penali, che furono scontate in carcere. Ma sul lungo termine gli amish vinsero questa battaglia culturale, e nel 1971 la Corte Suprema degli Stati Uniti diede loro ragione.

Oggi moltissime famiglie religiose in America (di ogni confessione religiosa, e anche non religiose) decidono di tenere a casa i figli perché rigettano l'impostazione culturale della scuola pubblica, impegnandosi a dare un'educazione scolastica ai figli esclusivamente all'interno delle mura domestiche (la pratica dello "home schooling"). Nel 2007, per fare un altro caso, gli amish vennero citati in giudizio per aver rifiutato di installare sistemi anti-incendio nelle loro case, con l'argomento che la miglior assicurazione possibile è affidarsi nelle mani di Dio. Gli spazi di autonomia concessi dal governo alle comunità religiose, insomma, sono state sufficienti per gli amish nel'ultimo trentennio, ma l'equilibrio è instabile. Il paradosso è che solo nel melting-pot statunitense gli amish potevano sopravvivere, ma rifiutano radicalmente lo stesso concetto di melting-pot. Se in passato questi eredi degli anabattisti europei erano liquidati come retrogradi e negli anni Cinquanta alcuni sociologi d'Oltreatlantico predissero la loro imminente scomparsa, oggi sono oggetto di curiosità e rispetto, meta di turisti e giornalisti.

"Denigrati, se non addirittura perseguitati in Europa a causa delle loro differenze - scrive Jacques Légeret - gli amish sono oggi ammirati, ironia della storia, per quelle stesse differenze! Infatti non sono forse riusciti a preservare alcuni dei valori che, nel XIX secolo, hanno permesso l'edificazione della società americana? Rispetto dovuto ai bambini e ai nonni, famiglie unite che procurano ai propri membri una grandissima sicurezza affettiva, relazioni comunitarie strette e leali, aiuto reciproco in periodo di crisi, controllo della tecnologia per il benessere della comunità, e infine religione vissuta come un modo di vivere quotidiano". Eppure - è lo stesso Légeret ad annotarlo - "fuggiti dall'Europa, negli Stati Uniti gli amish furono molto presto costretti a confrontarsi con nuove idee che disapprovavano. Dovettero così molto rapidamente pronunciarsi sul concetto di libertà di scelta individuale" e "lo scontro tra scelta individuale, impegno in favore del gruppo e autorità della comunità sul singolo essere umano doveva inevitabilmente provocare scintille". Segno di contraddizione della cultura Usa, gli amish rappresentano al contempo una radicalizzazione di alcuni suoi valori. Separati dal mondo statunitense eppure, ormai, profondamente statunitensi. Come ha scritto il poeta, pacifista e attivista Wendell Berry, l'immagine che l'America ha degli Amish è una "cecità perfetta": vede negli Amish quello che vorrebbe vedere in se stessa.

Quest'articolo è apparso sul numero di maggio di 'Jesus'

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