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Minoranze

Dalla parte dei Maori

Nel Waitangi Day facciamo il punto sulla loro situazione. Migliore di quella degli aborigeni, ma gli inglesi hanno tentato di espropriarli delle loro terre.

redazione
venerdì 10 febbraio 2012 09:29

di Fabrizio Noli
I maori sono la popolazione polinesiana che per prima ha abitato la Nuova Zelanda, da loro raggiunta nell'ottavo secolo dopo Cristo e ribattezzata Aotearoa, "la terra della grande nuvola bianca". Poi, nel XVII secolo l'arrivo dell'uomo bianco, con l'approdo, nel 1642 l'esploratore olandese Abel Tasman, ha segnato l'inizio della colonizzazione europea, britannica in particolare. Ma la condizione attuale dei maori appare per molti aspetti migliore di quella degli abitanti originari dell'altra grande ex colonia inglese del Pacifico, l'Australia. Rispetto agli aborigeni australiani, i maori stanno meglio sia sul piano numerico, costituiscono infatti il 15% della popolazione neozelandese, sia su quello dell'integrazione. E' vero che film come "Una volta erano guerrieri", "Once they were warriors", hanno denunciato l'abbrutimento delle nuove generazioni inurbate, ma è anche vero, tanto per fare un immediato esempio nazional-popolare, che la nazionale neozelandese di rugby prima di ogni partita pratica la danza tradizionale indigena, l'haka. Segno, come minimo, di un grande rispetto da parte dei bianchi. Al riguardo, abbiamo raccolto il parere di Alessandro Michelucci, del Centro di Documentazione dei Popoli minacciati, di Firenze
"C'è stato un passato diverso, con guerre in cui i maori si sono fatti ben valere, contro gli inglesi, sconfiggendoli più di una volta nel corso del XIX secolo. Al punto, per inciso, che i britannici erano convinti che a fianco degli indigeni ci fossero ingegneri europei, esperti nell'arte delle fortificazioni! Ma un fatto è importante da sottolineare: in Nuova Zelanda i bianchi non hanno mai applicato quella sorta di "logica dello sterminio", messa in pratica in Australia. Questo ha pesato favorevolmente, nel complesso cioè emerge un quadro del passato meno aspro, meno violento. Quella maori, comunque, è una situazione unica tra tutte quelle dei popoli indigeni, vuoi per il forte incremento demografico degli ultimi 40 anni, vuoi per il fatto che, poco a poco, hanno acquisito un sempre maggior peso politico, prima nei partiti tradizionali, 4 maori erano già presenti in Parlamento nel 1867, poi in un loro partito maori, ben rappresentato anche a livello parlamentare."
Oggi la loro cultura come viene difesa e sostenuta?
"Ci sono varie associazioni impegnate su questo fronte, sia a livello locale che internazionale. Anche la lingua viene sostenuta, grazie, in primis, all'esperienza della Maori Television, che trasmette diverse ore nel loro idioma polinesiano. Quanto alla religione, direi che sono sincretisti, hanno cioè aderito al cristianesimo, mantenendo però un forte legame con le credenze tradizionali"
Però abbiamo anche letto che la maggioranza dei maori, almeno formalmente, ha aderito al cattolicesimo, anche come reazione al protestantesimo in maggioranza professato dai coloni anglosassoni.
"Questo è vero, ma non sottovaluterei il peso del legame con i culti tradizionali. E' comunque vero che tra i maori si è formato, con gli anni, un clero cattolico indigeno"
La questione dei trattati appare oggi ancora aperta.
"Solo pochi giorni fa, il 6 febbraio, si è celebrato il Waitangi Day, trattato che risale al 1840, che ha segnato formalmente l'inizio della dominazione britannica. Il problema è che il trattato fu redatto in due lingue, il polinesiano e l'inglese, ma in due versioni non esattamente coincidenti. Mentre da parte maori, in particolare, si parlava di cessione dell'esercizio di possesso sulle terre, in cambio della protezione inglese, da parte britannica si parlava, al contrario, di semplice e diretta cessione delle stesse. Oggi, ovviamente, i maori, stanno cercando di farsi valere e di modificare, in qualche modo i termini del trattato, ma la strada per la risoluzione del contenzioso mi pare a dir poco lunga, ancora"

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