Globalist:
 
Connetti
Utente:

Password:



Arabi in rivolta

Il tramonto del mito-Hezbollah

Tra i prodotti della primavera araba c'è anche il tramonto del mito- Hezbollah. Sostegno ad Assad e scandali finanziari ne intaccano la popolarità. Ma un attacco all'Iran...

Riccardo Cristiano
martedì 20 marzo 2012 10:45

I guai sono cominciati da tempo, ovviamente, forse dal giorno del rinvio a giudizio di cinque "militanti" del partito per l'assassinio dell'ex premier libanese, Rafiq Hariri. Un impressionante lavoro d'intelligence da parte del tribunale internazionale per il Libano ha messo il partito di Hasan Nasrallah in gravi difficoltà, anche se loro hanno ovviamente negato ogni coinvolgimento, ripetendo ai loro sostenitori che quel crimine lo avrebbe commesso Israele.
I più hanno voluto crederci, ma qualche dubbio si è insinuato. In pochi, perché il mito di Hezbollah, "unica forza araba che sa opporsi militarmente a Israele", è profondo e si radica nel bisogno di riscatto. Così in molti hanno voluto chiudere gli occhi, e hanno voluto farlo anche davanti al caso Ezzedine, il Madoff libanese che ha dilapidato un miliardo e mezzo di dollari, e che era vicino a Hezbollah. I dubbi di alcuni su Hezbollah che usa le armi per uccidere un leader politico arabo sono così andati ad accostarsi a quelli sull'affarismo. Ma, anche qui, in pochi.
Poi però è cominciata l'insurrezione siriana e Hezbollah si è schierato apertamente con il regime di Assad. Ma se Hezbollah per molti significava riscatto, dimostrazione di capacità organizzativa e militare contro Israele, Assad no, per loro il presidente siriano non significava questo: e il sostegno del partito di Dio al leader siriano non ha convinto molti nella base di Hezbollah.
Ecco così che il misterioso rientro di salme di miliziani del partito dalla Siria, le autopsie proibite sui loro corpi, tutto questo ha creato in pezzi significativi della base la sensazione o la quasi certezza che quei miliziani fossero andati a combattere in Siria, contro gli insorti siriani, e questo non è piaciuto.
Ancora una volta il crimine militare si è andato a incrociare con il crimine finanziario. La base di Hezbollah, incapace di chiudere gli occhi davanti al dichiarato sostegno ad Assad, non poteva non sentire la notizia dell'incriminazione per narcotraffico dei fratelli di un deputato di Hezbollah, Hussein al-Mussawi. E anche questo non è piaciuto per niente. La difficoltà, quel filo del malessere, ha spinto il partito a rafforzare l'ordine, ad esempio con il divieto alla vendita di alcolici in numerosi centri del sud del Libano. Ma anche questo non è piaciuto, e qualcuno ha osato parlare di "talebanizzazione".
Hezbollah è un mito in declino? Sembra di sì, forse lo indica la politica. Quando il tribunale internazionale accusò i cinque miliziani di Hezbollah per l'assassinio di Hariri il partito di Dio si scapicollò a creare una nuova maggioranza parlamentare che mandasse il figlio di Hariri all'opposizione. L'operazione è riuscita, ma il premier che guida quella coalizione non perde occasione per smarcarsi da Hezbollah, come anche Junblatt, il piccolo druso essenziale per la tenuta dell'esecutivo.
E' l'appoggio al regime siriano che sta costando molto in termini di credibilità al partito, almeno nella sua base. Tanto che alcuni sostengono che soltanto un attacco militare all'Iran potrebbe invertire la tendenza, ridare al mito di Hezbollah presa tra i suoi sostenitori e tra le cosiddette "masse arabe".