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Arabi in rivolta

Libano: l'inverno del patriarca, l'uomo di Roma che non ama le rivoluzioni

Il rettore di al-Azhar non lo riceve, i politici cristiani disertano l'anniversario del suo insediamento: storia di un patriarca isolato ma eletto col placet della Santa Sede.

Riccardo Cristiano
mercoledì 28 marzo 2012 10:10

Poco prima che si sapesse della morte di papa Shenouda III, il papa copto, il patriarca maronita Beshara Rai è salito sul volo che da Beirut lo ha condotto al Cairo, in uno dei suoi sempre più numerosi viaggi all'estero. Ma appena sceso dall'aereo ha avuto una pessima notiza: il rettore dell'Università Islamica di al-Azhar, al-Tayyeb, l'estensore dell'ormai famoso documento sulle libertà, quello che afferma da uno scranno così alto che i cristiani e gli ebrei sono cittadini di serie a nel mondo arabo e hanno pari diritti, a paritre da quello di culto ovviamente, non lo avrebbe ricevuto. Perchè? Per l'appoggio assicurato da Beshara Rai al regime di Bashar al-Assad, alla sua repressione feroce, che per il patriarca maronita è invece la forma più vicina alla democrazia nel Medio Oriente che c'è.

Il rifiuto di al-Tayyeb deve aver ricordato al patriarca un altro recente flop, il suo viaggio americano, quando le porte della Casa Bianca sono rimaste chiuse per lui e per il suo seguito, mentre la prassi voleva da decenni che il patriarca maronita fosse un ospite d'onore, quando giungeva in visita negli Stati Uniti. Amareggiato, il patriarca è tornato in patria per celebrare il suo primo anno di servizio patriarcale alla guida della più importante chiesa cattolica d'oriente. La grande funzione preparata in pompa magna al patriarcato di Bkirki gli ha riservato però un'altra amara sorpresa: non si è presentato nessun dirigente cristiano del raggruppamento del 14 marzo, quello al quale aderiscono i "progressisti cristiani", Butros Harb, Samir Frangieh, Fares Souhaid e i seguaci del defunto ma ancora amatissimo Nassib Lahoud, insieme ai "moderati" Geagea e Gemayyel. C'erano solo il generalissimo Aoun e i suoi, quelli che sostengono Assad e che con i loro voti tengono in vita il governo che dovrebbe essere filo-Hezbollah.

Il generale Aoun è una vecchia conoscenza a Bkirki dai tempi della guerra civile, quando lui guidava l'esercito nazionale da posizioni anti-siriane. Una volta il patriarca di allora criticò le sue "intemperanze politiche" e il generale mandò a Bkirki i suoi armati, a dare una lezione al patriarca e a mettere a soqquadro gli uffici patriarcali, visto che ci si trovavano. Correva l'anno 1988.
Infelice in patria, infelice all'estero, il patriarca non ha mollato la sua ostilità alla primavera araba, tanto che al recente incontro "spirituale" con i leader delle altre confessioni libanesi ha cercato di equiparare la violenza del regime e quella degli oppositori, un'idea che avrebbe lasciato basiti molti vescovi maroniti, che durante i lavori sinodali comincerebbero, secondo fonti di Bkirki, a far sentire la loro insofferenza per una linea che sta schiacciando i cristiani sul regime più odiato dai libanesi, col bel risultato di aiutare anzichè osteggiare chi cerca di far penetrare tra gli oppositori idee "fondamentaliste".

Così, secondo fonti vicine ai vescovi dissidenti, il colpo più duro al patriarca sarebbe giunto dai Fratelli Musulmani siriani, che si sono schierati per la creazione di uno stato civile in Siria, con quella che noi chiameremmo "divisione tra stato e religione". Un documento sul quale il patriarca, immerso nel suo inverno, ha comprensibilmente taciuto, preferendo annunciare un altro viaggio, nel sud-est della Turchia, dalle parti di Alessandretta e Antochia, in quelli che a Damasco considerano "territori irredenti".