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La società armoniosa

Cina: imperatori (non) per caso

Almeno sette poltrone da assegnare. Da dove vengono i nuovi potenti del Pcc?

redazione
giovedì 5 aprile 2012 00:10

Chen Xinxin

Al XVIII Congresso nazionale del prossimo autunno il Partito comunista cinese aprirà ufficialmente le porte delle stanze più alte del potere a un nuovo gruppo dirigente. Verrà “eletto” il Comitato centrale, che a sua volta nominerà l’Ufficio Politico (attualmente 25 membri) e gli “imperatori” del suo Comitato permanente. Tutto dopo settimane di trattative, tra le diverse anime del partito, e consultazioni dietro le quinte. Nel processo di transizione si inserisce la corsa alle almeno sette poltrone da assegnare ad altrettanti “imperatori”, che andranno a unirsi a Xi Jinping e Li Keqiang, successori designati del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao. L’importanza del Politburo e del suo Comitato permanente (per il quale non è previsto un numero fisso di seggi) deriva anche dal fatto che la Commissione militare centrale fa diretto riferimento a questo gruppo di potenti e non al governo di Pechino. Così come fecero Deng Xiaoping e Jiang Zemin è molto probabile che Hu scelga di mantenere la presidenza della Commissione militare per qualche tempo dopo l’imminente passaggio di consegne ai vertici del Pcc e il saluto alla presidenza della Repubblica Popolare (Rpc) previsto per il prossimo anno.



La carriera in provincia. Nel mezzo della corsa alla promozione al Comitato permanente del Politburo del Pcc è arrivata l’epurazione di Bo Xilai, ormai ex segretario del partito a Chongqing, dopo essere stato ministro del Commercio. Chongqing - al pari di Pechino, Shanghai e Tianjin - gioca un ruolo centrale nell’ascesa al potere in quanto sotto il controllo diretto del governo centrale. In vista della formazione del prossimo Comitato permanente del Politburo è ragionevole puntare i riflettori sui responsabili di queste amministrazioni. Anche Jiang Zemin era arrivato alla promozione dall’incarico di segretario del partito a Shanghai.

Non solo Pechino, Shanghai, Tianjin e Chongqing. Sin dalla fine degli anni Settanta l’esperienza di dirigenti del Partito comunista a livello provinciale è stata una tappa fondamentale nella carriera dei dirigenti cinesi verso i vertici del potere: un dato che, da una parte, rivela il crescente potere dei leader delle amministrazioni provinciali e, dall’altra, l’attenzione del governo centrale a un continuo rimpasto a tutela dei difficili equilibri interni nel gigante d’Asia. La storia recente, salvo rare eccezioni, dimostra inoltre come i leader cresciuti nelle fila della Lega della Gioventù comunista, i tuanpai, abbiano iniziato la carriera nei posti di comando delle province interne e meno sviluppate del Paese, mentre i “principini” solitamente hanno alle spalle esperienze alla guida delle province costiere più ricche ed economicamente sviluppate.

La formazione. I nove “imperatori” del Comitato permanente del Politburo in carica - eccezion fatta per Wen, Xi e Li - sono tutti ingegneri. Il premier, geologo, ha un percorso unico di ascesa al potere. Il vice presidente e il vice primo ministro appartengono alla quinta generazione di leader: sono nati negli anni Cinquanta e hanno studiato quando la Cina si avviava verso l’era delle riforme. Nel tempo il Pcc, creato come “partito rivoluzionario”, ha aperto le porte ai cosiddetti “tecnocrati”, per lo più ingegneri, e poi ai giuristi, agli economisti e persino agli imprenditori.

I nuovi “imperatori”. Oltre al vice presidente Xi e al vice premier Li, dopo l’epurazione di Bo e a prescindere da tensioni politiche, battaglie ideologiche ed equilibri tra fazioni ci sarebbero quattro leader con una poltrona da “imperatore” più o meno assicurata. Secondo un’analisi di Cheng Li (Brookings Institution), sono: Wang Qishan appoggiato dal sempre potente Jiang Zemin; Li Yuanchao, alla guida del Dipartimento dell’Organizzazione del Comitato centrale, fondato nel 1924, dove prima di lui sono passati Mao Zedong e Deng Xiaoping; il successore di Bo a Chongqing, Zhang Dejiang, con un passato di studi in Economia in Corea del Nord e una fama costruita con la gestione delle informazioni durante l’emergenza Sars; e Liu Yunshan, l’uomo della macchina della propaganda.

In corsa per un posto nel Comitato permanente del Politburo, considerando tra l’altro i criteri sopra enunciati, ci sarebbero almeno altri sette leader, tra i quali una donna - Liu Yandong, vicina però ai 67 anni e quindi all’età della pensione - e due esponenti del partito - Hu Chunhua e il ministro Meng Jianzhu - che non appartengono al Politburo. Inoltre, non si può escludere che la scelta per i futuri “imperatori” ricada tra stelle nascenti della Sesta generazione, come Zhou Qiang e Sun Zhengcai, o su personaggi che si sono conquistati la fiducia dei potenti prossimi alla pensione per le loro politiche nelle amministrazioni provinciali. E’ il caso, ad esempio, di Zhang Chunzian, segretario del Pcc nello Xinjiang, la regione della Cina nordoccidentale (popolata dalla minoranza uigura di fede musulmana e lingua turcofona) dove spesso si registrano sanguinosi scontri tra Hui e Han. Zhang è apprezzato per il pugno di ferro con cui ha gestito le recenti rivolte. Infine, Lu Zhangong potrebbe essere il candidato di consenso per la sua almeno apparente indipendenza dalle varie fazioni.