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Americae

I vescovi convincono Obama, ma non i cattolici

Il più stretto collaboratore del presidente Obama annuncia: sulla contraccezione pronti al compromesso. Ma la maggioranza dei cattolici non segue i vescovi.

redazione
mercoledì 8 febbraio 2012 08:36

di Massimo Faggioli
David Axelrod, il più stretto collaboratore del presidente Obama, interviene al programma televisivo "Morning Joe" e annuncia: " il presidente Obama tutto vuole fuorché violare la libertà religiosa, per cui è pronto ad un compromesso che da una parte tuteli il diritto delle donne ad avere gratuitamente dallo Stato le cure contraccettive che vogliano, dall'altro tuteli le garanzie di coscienza proprie degli enti ecclesiastici."
Da tempo i vescovi chiedevano alla Casa Bianca un maggiore spettro di esenzione concessa a scuole, ospedali ed enti caritatevoli cattolici, in particolare rispetto all'obbligo di fornire ai propri utenti e impiegati copertura assicurativa per pratiche contraccettive (sterilizzazione inclusa e aborto escluso). Il 20 gennaio scorso il Department of Health and Human Services, diretto dal segretario Kathleen Sebelius (cattolica), ha escluso gli enti cattolici da questa esenzione, garantendo loro solamente un anno in più per mettersi in regola, ovvero fino ad agosto 2013.
La reazione non si è fatta attendere. Questa decisione della Casa Bianca, sotto certi versi inattesa perché presa senza considerare ipotesi alternative (come quella in vigore nello stato delle Hawaii), ha fornito nuove munizioni ad un episcopato che dall'elezione di Obama in poi non ha perdonato nulla all'amministrazione democratica, ma ha chiuso più di un occhio di fronte alla deriva ideologica individualistica e antisociale dei repubblicani. Anche la Catholic Health Association, che nel 2010 aveva appoggiato la riforma sanitaria di Obama contrapponendosi ai vescovi americani, ha criticato la decisione del dipartimento della sanità. I voti dei cattolici sono particolarmente importanti in stati-chiave del Midwest come Ohio, Pennsylvania e Wisconsin. La stragrande maggioranza dei cattolici americani disapprova il magistero ufficiale della chiesa circa la moralità della contraccezione, e ha ben presente che oggi gli "enti cattolici" impiegano e offrono i loro servizi ad un bacino di utenti e lavoratori che sono in grande maggioranza non cattolici. Gli stessi intellettuali cattolici che hanno criticato la decisione del dipartimento della sanità non sono ciechi di fronte al rischio di un sistema sanitario ancora più particolaristico di oggi, in cui ad ogni chiesa e credo possano essere garantite esenzioni: oggi la contraccezione per i cattolici, domani le vaccinazioni per qualche altro gruppo? D'altra parte, l'idea di "libertà religiosa" che i vescovi cattolici avvocano oggi è assai diversa da quella classica, che si esplicava principalmente in libertà di coscienza e libertà di culto. Ma l'amministrazione Obama non ha calcolato il costo politico di pronunciarsi su un ambito, quello della "libertà religiosa", che rappresenta la pietra angolare del sistema costituzionale americano. Di fronte all'ostilità dei vescovi americani, Obama aveva trovato finora una sponda nella diplomazia vaticana e nella segreteria di stato del cardinale Bertone. Ma il nuovo nunzio apostolico a Washington, Viganò, è alle prese con la fuga di notizie circa la corruzione nell'amministrazione della Santa Sede: con le manovre in corso in Vaticano che puntano alla sostituzione del cardinale Bertone, l'episcopato statunitense ha più che mai mano libera.
La dichiarazione di Axelrod è arrivata poco dopo che il front-runner repubblicano, Mitt Romney, si era schierato apertamente con i vescovi, molti dei quali non disprezzerebbero l'idea di sostenere, tra qualche mese, questo mormone la cui biografia è quanto mai misteriosa (perché finora tenuta nascosta) sulle questioni di fede e morale.