Globalist:
 
Connetti
Utente:

Password:



Fede e/o ragione

Irlanda: tecniche da Fbi (quella di Hoover) per far tacere il prete ribelle

Vatican tabloid. Roma prova a silenziare la rivolta dei preti europei: minaccia, intima il silenzio, dice no a donne, laici abolizione del celibato. Ma la protesta si allarga

redazione
sabato 7 aprile 2012 15:54

padre Flannery
padre Flannery

Di F. P.

Agenti dell'ortodossia cattolica, con sguardo pignolo e orecchie attente, inviano a Roma rapporti precisi su quei religiosi che non si allineano più al magistero. A raccontarla così è il Superiore dei Redentoristi di Limerick, Irlanda, Padre Adrian Egan, che difende un suo confratello, padre Tony Flannery, messo a tacere dal Vaticano perché troppo liberal. (En passant: mai una volta che si venisse a sapere di un intervento Vaticano verso un prete un po' troppo ottusamente conservatore, quelli sono sempre 'confratelli che sbagliano'). Padre Flannery esprime posizioni favorevoli al sacerdozio femminile, denuncia la gravità degli scandali sessuali nella Chiesa, non condivide le posizioni del Vaticano sulla contraccezione (ma chi più le 'condivide' ormai?) e non è stato tenero con i sacri palazzi circa le coperture sugli abusi verso i minori commessi da rappresentanti del clero. Insomma il repertorio classico del sacerdote che mette in discussione gli insegnamenti romani.

Il religioso ha scritto per 14 anni sulla rivista dell'ordine sostenendo queste ed altre cose e ora la Congregazione per la dottrina della fede ha dato un ordine perentorio alla Curia generalizia dei Redentoristi: dite a padre Flannery di smetterla: smetterla di scrivere e di avere a che fare con i media. Padre Adrian Egan, il Superiore, si è detto "sgomento costernato, deluso, sbalordito, stupito e deluso enormemente dall'azione del Vaticano". Padre Egan ha anche detto, senza mezzi termini, che nelle chiese ci sono agenti dell'ortodossia attenti a verificare con pignoleria degna dell'Fbi dei tempi di Hoover ogni frase o pronunciamento non in linea con la dottirna(leggere 'American tabloid' - per chi non lo avesse fatto - per avere un'idea, libro in ogni caso da non perdere).

Il bello è che solo pochi giorni fa il Vaticano dopo mesi di attesa e ripensamenti, ha pubblicato un'esigua sintesi del rapporto conclusivo della visita apostolica nella Chiesa d'Irlanda ordinata dal Papa all'indomani del deflagrare dello scandalo pedofilia. Un'indagine interna dalla quale doveva venire finalmente alla luce un po' di verità. E udite- udite cosa hanno scritto gli 'inquirenti' vaticani? Che sì, i vescovi hanno sottovalutato il problema, che ci sono in effetti generiche responsabilità di mancata sorveglianza ma, ancora una volta, nessun dato, nessuna notizia, precisa, nessuna riferimento a fatti accaduti. Però una raccomandazione e un'intimazione: non colgano l'occasione dello scandalo, certi preti, per mettere in discussione il magistero. Così mentre una delle figure più autorevoli della Chiesa d'Irlanda, l'arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, denuncia invano da mesi l'incapacità della sua Chiesa di rinnovarsi e cambiare profondamente di fronte all'enormità e alla vastità dello scandalo e alle sue conseguenze drammatiche presso i fedeli, da Roma si preoccupano intanto di mantenere l'ordine.

Sembra di capire che il vero messaggio è: chi tocca il magistero tocca il potere. E così lo scandalo non si ferma, neanche in Italia, dove a Firenze e poi in Sicilia, ad Acireale, sono venuti a galla nuovi drammatici casi. In quello siciliano, poi, sono coinvolti almeno cinque vescovi che, a vario titolo, hanno coperto un predatore seriale accusato di violenze gravissime. Su questa vicenda tornerà il Mondo di Annibale nei prossimi giorni.

Ma tornado rapidamente all'Irlanda va anche ricordato che Flannery è il fondatore di un'associazione di circa 900 preti, non pochi dunque, che chiede riforme alla Chiesa. Si tratta del ramo irlandese di un movimento -scaturito anche dalla crisi degli abusi - che si sta diffondendo a macchia d'olio in tutta Europa e che, non per caso, il Papa ha condannato nella messa crismale del giovedì santo. Nell'occasione Benedetto XVI ha richiamato all'ordine, il gruppo dei preti austriaci, cioè gli iniziatori della 'rivolta', che chiede spazio per i laici e le donne, e vuole la fine del celibato obbligatorio, della centralità assolutista di Roma e così via. (La disobbedienza- ha detto Ratzinger - non è la via per rinnovare la Chiesa). Il movimento austriaco è guidato da un altro sacerdote Helmuth Shuller che, naturalmente, era ben felice di essere diventato il nemico numero uno del Vaticano grazie alle parole del Pontefice. Intanto laici e preti si organizzano in Belgio, Olanda, Francia, Slovacchia.